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	<title>Reggello &#8211; GiraValdarno</title>
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	<title>Reggello &#8211; GiraValdarno</title>
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		<title>Vallombrosa</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 21:24:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vallombrosa è una località di montagna situata nel comune di Reggello, in Toscana. Il suo nome significa valle ombrosa e deriva dalla rigogliosa foresta che la circonda. Vallombrosa è famosa per la sua abbazia, fondata nell&#8217;XI secolo da San Giovanni [&#8230;]]]></description>
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<p>Vallombrosa è una località di montagna situata nel comune di Reggello, in Toscana. Il suo nome significa <em>valle ombrosa</em> e deriva dalla rigogliosa foresta che la circonda. Vallombrosa è famosa per la sua abbazia, fondata nell&#8217;XI secolo da San Giovanni Gualberto, il fondatore dell’ordine dei monaci vallombrosani. L’abbazia è un luogo di preghiera, cultura e arte, dove si possono ammirare dipinti, sculture, manoscritti e reliquie. Ospita anche il Museo di Arte Sacra, che conserva opere di artisti come il Ghirlandaio, il Perugino e il Parmigianino.</p>



<p>Vallombrosa è inoltre una riserva naturale statale biogenetica, che protegge la biodiversità della foresta e delle specie vegetali. All’interno della riserva si trovano gli arboreti sperimentali, dove sono coltivate circa 1800 varietà di piante, molte delle quali esotiche. Gli arboreti sono visitabili con guide esperte, che illustrano le caratteristiche e le curiosità delle diverse specie.</p>



<p>È una meta ideale per gli amanti della natura e del trekking, che possono percorrere numerosi sentieri immersi nel verde. Uno dei più suggestivi è l’<em>Anello dei Giganti</em>, che conduce ai due alberi più alti d’Italia: un abete di Douglas di 62,45 metri e un abete bianco di 60,30 metri. Un altro percorso interessante è il <em>Circuito delle Cappelle</em>, che attraversa vari luoghi legati alla vita e ai miracoli di San Giovanni Gualberto, tra cui la <em>Cappella del Perdono</em>, dove il santo perdonò l’assassino di suo fratello.</p>



<p>Vallombrosa offre anche una splendida vista panoramica dal <em>Paradisino</em>, un centro didattico dedicato agli studi delle scienze forestali, che ospita un orto botanico con 250 tipi di erbe locali. Da qui è possibile ammirare il paesaggio del Valdarno, con le sue suggestive formazioni rocciose chiamate <em>balze</em>, e le colline circostanti.</p>



<p>Vallombrosa è una località ricca di storia, arte, natura e spiritualità, che merita di essere visitata e apprezzata.</p>



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		<title>Museo Masaccio</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 21:22:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Museo Masaccio è stato inaugurato il 21 aprile 2002. È ubicato nella zona absidale della splendida Pieve di San Pietro. Nelle cinque sale che costituiscono il percorso di visita sono esposte opere provenienti dagli edifici ecclesiastici del vasto territorio [&#8230;]]]></description>
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<p>Il Museo Masaccio è stato inaugurato il 21 aprile 2002. È ubicato nella zona absidale della splendida Pieve di San Pietro. Nelle cinque sale che costituiscono il percorso di visita sono esposte opere provenienti dagli edifici ecclesiastici del vasto territorio di pertinenza della pieve; tra tutte, spicca il <em>Trittico di San Giovenale</em>, opera giovanile di Masaccio.</p>



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		<title>Abbazia di Vallombrosa</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 21:20:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’abbazia di Vallombrosa a Reggello è un complesso monumentale che ospita un monastero vallombrosano, situato nella località omonima, nel territorio del comune di Reggello, in provincia di Firenze e nella diocesi di Fiesole. La storia dell’abbazia inizia nel 1038, quando [&#8230;]]]></description>
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<p>L’abbazia di Vallombrosa a Reggello è un complesso monumentale che ospita un monastero vallombrosano, situato nella località omonima, nel territorio del comune di Reggello, in provincia di Firenze e nella diocesi di Fiesole. La storia dell’abbazia inizia nel 1038, quando il nobile fiorentino Giovanni Gualberto, fondatore dell’ordine dei monaci vallombrosani, si ritirò in una grotta sul Monte Secchieta, dove costruì una piccola chiesa dedicata a San Giovanni Battista.</p>



<p>Successivamente, il monastero si trasferì nella valle sottostante, dove venne edificata l’abbazia di Santa Maria Assunta, che divenne il centro spirituale e culturale dell’ordine. Nei secoli successivi, l’abbazia fu ampliata e arricchita grazie alle donazioni dei fedeli e dei potenti, tra cui i Medici, i Lorena e i Savoia. Nel novembre del 1950, papa Pio XII elevò la chiesa abbaziale alla dignità di basilica minore. L’abbazia è riconosciuta come monumento nazionale italiano.</p>



<p>L’architettura dell’abbazia è il risultato di diverse fasi costruttive, che hanno lasciato tracce di stili differenti, dal romanico al barocco. L’esterno della chiesa presenta una facciata a capanna, con un portale centrale sormontato da un rosone e due portali laterali con lunette affrescate. Il campanile, a pianta quadrata, è alto 36 metri e ha una cella campanaria con bifore.</p>



<p>Il chiostro grande, costruito nel XV secolo, ha arcate a tutto sesto su pilastri ottagonali e un pozzo centrale. Il chiostro piccolo, risalente al XIII secolo, presenta arcate a sesto acuto su colonne binate e un lavabo in pietra. Il refettorio, edificato nel XV secolo, ha una volta a botte e ospita un grande affresco raffigurante l’<em>Ultima Cena</em> di Giovanni Antonio Sogliani.</p>



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		<title>Castello di Sammezzano</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 21:18:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il castello fu originariamente una fortezza medievale del IX secolo, appartenuta a diverse famiglie nobili fiorentine, tra cui i Medici. Nel 1605 fu trasformato in una tenuta di caccia dalla famiglia Ximenes d’Aragona, che lo possedette fino al 1816. Dopo [&#8230;]]]></description>
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<p>Il castello fu originariamente una fortezza medievale del IX secolo, appartenuta a diverse famiglie nobili fiorentine, tra cui i Medici. Nel 1605 fu trasformato in una tenuta di caccia dalla famiglia Ximenes d’Aragona, che lo possedette fino al 1816. Dopo un lungo processo ereditario, il castello passò a Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, che lo riprogettò tra il 1853 e il 1889, ispirandosi all’arte orientale e alla corrente culturale dell’orientalismo.</p>



<p>Ferdinando fu un personaggio eclettico e visionario, che progettò, finanziò e realizzò personalmente il castello e il parco circostante, con l’aiuto di maestranze locali. Il castello è un incredibile mix di elementi arabeggianti, indiani e massonici, che creano un’atmosfera esotica e suggestiva. La facciata principale presenta un portale ad arco e una loggia al primo piano, mentre quella posteriore è caratterizzata da una torre centrale con una cupola a cipolla.</p>



<p>L’interno è composto da oltre 300 stanze, di cui solo una parte è visitabile, decorate con stucchi policromi, piastrelle, mosaici, archi, colonne e soffitti a stalattiti. Ogni stanza ha un tema diverso, come la <em>Sala dei Pavoni</em>, la <em>Sala delle Stalattiti</em>, la <em>Sala Bianca</em>, la <em>Sala degli Specchi</em>, la <em>Sala del Trono</em> e la <em>Sala del Fumoir</em>. Il castello conserva anche alcuni arredi originali, tra cui lampadari, tappeti, mobili e quadri.</p>



<p>Circondato da un immenso parco di 450 ettari, il castello ospita oltre 100 specie di piante esotiche, tra cui sequoie, cedri, palme, bambù e ginkgo biloba. Il parco è arricchito da fontane, laghetti, grotte, ponti e sentieri, che contribuiscono a creare un paesaggio romantico e variegato. Aperto al pubblico, offre la possibilità di fare passeggiate, picnic e attività sportive.</p>



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		<title>Pieve di San Pietro a Cascia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 21:15:57 +0000</pubDate>
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<p>Le prime tracce della chiesa risalgono al X-XI secolo, per volere della contessa Matilde di Canossa. L’aspetto attuale, in puro stile romanico, risale alla fine del XII e all’inizio del XIII secolo. Grazie a sapienti restauri, la chiesa si presenta oggi in ottimo stato di conservazione. È considerata uno dei più importanti esempi di architettura romanica della Toscana. L’atmosfera suggestiva e la bellezza dell’architettura rendono la visita un’esperienza indimenticabile.</p>



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		<title>Palazzo del Potesta&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 21:13:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Palazzo del Podestà di Reggello è un edificio storico situato nel centro del paese, di fronte alla chiesa di San Jacopo. Fu costruito nel 1373 per ospitare il podestà, il rappresentante del governo fiorentino nel territorio. La facciata, realizzata [&#8230;]]]></description>
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<p>Il Palazzo del Podestà di Reggello è un edificio storico situato nel centro del paese, di fronte alla chiesa di San Jacopo. Fu costruito nel 1373 per ospitare il podestà, il rappresentante del governo fiorentino nel territorio. La facciata, realizzata in pietra, presenta un portale ad arco e una loggia al primo piano, dove si riuniva il consiglio comunale.</p>



<p>L’edificio conserva alcuni elementi originali, come le finestre bifore, il campanile a vela e lo stemma della Repubblica Fiorentina. All’interno si trovano affreschi del XV e XVI secolo, tra cui una <em>Madonna col Bambino e Santi</em>, attribuita a Neri di Bicci. Il palazzo ospita anche il Museo Masaccio d’Arte Sacra, che raccoglie opere provenienti dalle chiese e dai conventi della zona, tra cui il celebre <em>Trittico di San Giovenale</em> di Masaccio, la sua prima opera nota.</p>



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		<title>Chiesa di San Jacopo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 21:12:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La chiesa di San Jacopo fu fondata alla fine del Cinquecento dal podestà Simone di Lorenzo Altoviti, che desiderava dotare il borgo in crescita di un luogo di culto adeguato. Sorse nei pressi di un oratorio dell’ospedale del Bigallo dedicato [&#8230;]]]></description>
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<p>La chiesa di San Jacopo fu fondata alla fine del Cinquecento dal podestà Simone di Lorenzo Altoviti, che desiderava dotare il borgo in crescita di un luogo di culto adeguato. Sorse nei pressi di un oratorio dell’ospedale del Bigallo dedicato a San Lorenzo, che fu poi soppresso, trasferendone diritti e doveri alla nuova chiesa.</p>



<p>La facciata, molto semplice, presenta un portale timpanato e una piccola finestra a occhio, mentre l’interno, costituito da un’aula unica, fu trasformato nel Settecento con decorazioni e arredi. Tra le opere d’arte custodite nella chiesa spicca una grande tela raffigurante la <em>Vergine col Bambino e Santi</em>, realizzata da Filippo Tarchiani, pittore manierista che si avvicinò poi al caravaggismo. Databile intorno al 1610, la tela si distingue per le sue forme nobili ed eleganti, con superfici compatte e lucide.</p>



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